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Salve, sono Elena, riprendo io in mano il blog dato che il vecchio autore non può più tenerlo per motivi di lavoro e studio, pensate che sta studiando medicina legale e per uno che è sensibile a queste cose penso che sia un pò difficile, ma credo in lui e penso che sicuramente ce la farà, e chissà magari tornerà a scrivere qui.

Come lui sono una persona che è affascinata da ciò che si nuove e parla nel silenzio, cosa noi sentiamo è nulla ma dentro questo potrebbe essere possibile che esistono tantissime cose.

Quante cose sfuggono ai nostri occhi? Eppure ci sono, questi per me sono gli spiriti.

Alcune delle storie, come quella di Villa Palagonia è mia, e anche quella dell’arco del padrenostro, di Bagheria. Conosco tantissima gente e tantissime storie, il mio paese bagheria vive nel silenzio, un silenzio che grida in ogni suo angolo e ti dice più di quanto si pensa.

Dovremmo un pò pensare a riflettere e imparare a sentire, per fare questo bisogna aprire il cuore, nel modo giusto, con l’aiuto di Dio e sempre dove e come è possibile farlo.

Perchè sono tornata a scrivere, bè a Bagheria dopo anni di vita frenetica la mia mente si è ricordata di una struttura antica di cui si parla. Si dice che questa è infestata dagli spiriti, credo che come le strutture degradate che la nostra amministrazione comunale abbandona al tempo, il problema non siano gli spiriti, ma l’indifferenza, lo sperpero, e l’abbandono. Come si è anche notato per Il palazzo Palermitano. Vi parlo della struttura scolastica ex Montagnola.

Io sono un’istruttrice di ginnastica artistica che non ha strutture per insegnare, e qui a Bagheria ci sono tre scuole abbandonate, penso che se si sfruttassero per creare attività per i giovani e altre cose potrebbero risolgere dalle polveri in cui si trovano, fantasmi o meno, almeno potremmo imparare a conviverci.

Tempo fa dei ragazzi hanno creato un video, lo sposto, qui è evidente il loro grido, si sente forte e penso che dovrebbero prenderlo in considerazione.

eccolo:

Perchè ne parlo proprio oggi?

Bè si dice che è una struttura infestata, è stata ricostruita più volte, io conosco le storie recenti che parlano di corpi rinvenuti nella zona, e di fatti accaduti in seguito, per esempio nel 2008.

Qui trovate l’articolo.

Dico io, se queste strutture venissero utilizzate la gente non andrebbe più a drogarsi o a rovinarsi in questi posti che sono pieni di storia.

Alle spalle di questa struttura, c’è un convento, antico e bellissimo, il montagnola allora era un collegio.

Torniamo alla mia domanda, il perchè ne parlo.

Un sogno, un sogno che s’incatena a periodi della mia vita agganciati a un fatto.

Ieri notte sognai di dover andare come tutte le mattine a un corso che sto frequentando, in compagnia di una ragazza, nel sogno una mia amica, ma che non ho mai visto fino a 5 minuti fa.

Ero con lei in auto, ci recavamo alla Montagnola, il corso in realtà si trova in tutt’altro posto, parcheggiavo l’auto di fronte all’antico e bellissimo muro inciso, dove sotto c’è una panchina di pietra, dove sicuramente in antichità aspettavano chi si recava al convento per qualcosa, molti dicono che lì sorgeva una ruota dove abbandonavano i bambini, e i religiosi che abitavano il luogo li prendevano ed educavano. E adesso c’è chi li ammazza…

Chiudiamo questa parentesi e torniamo al sogno, precorrevamo io e lei la stradina che porta a un cancello, intatto nel sogno, adesso non so, ci andai solo anni fa per fare un servizio per un sito di giornalisti, anni fa era arruginito e mal ridotto, comunque salivamo verso i piani superiori, ricordo che la scala all’inizio era intatta ma raggiunto il primo piano si iniziavano a vedere macerie e degrado.

Una volta entrati in un aula, sporca, degradata, col soffitto crollato e le porte incenerite, sbucavano dal muro dei bambini un gruppetto, mano nella mano, nel sogno mi accorsi che non erano vivi, come la ragazza che era al mio fianco.

Il terrore raggiunse il mio cuore, scappai verso il piano di sotto e mi ritrovai al corso dove i miei colleghi erano un pò troppo strani, provai nel sogno a raccontare l’accaduto ma non mi ascoltavano, pensai di essere anch’io uno spirito, era cone se non mi vedesse e si comportavano in modo strano, erano cupi.

Mi svegliai.

Questa mattina un mio collega di corso mi raccontò che in antichità il montagnola una volta incendiato, e ricostruito dopo, fu la tomba di molti bambini, morti bruciati in quel posto.

Indagherò…

La ragazza che era con me in sogno, era un’amica di una mia ex compagna di corso che andava al montagnola, morta in un incidente stradale più di dieci anni fa.

Quando accadono queste cose, penso proprio che è un grido in quel silenzio, loro di attenzione, e quando cercano attenzione, bisogn pregare a Dio per le loro anime.

Lei, la struttura continua a osservare dall’alto Bagheria, nel suo silenzio grida aiuto, ma nessuno l’ascolta.

Grazie per la lettura.

(Questo racconto è il proseguimento di “La luce nell’angolo”)

Molti si chiedono chi possa essere quel giovane, con capelli raccorti biondissimi e oggi di un azzurro che buca chi lo guarda. Lui è tornato perchè è l’unico che può difendere gli uomini, l’unico di loro che continua ad amarli, rischiando la propria esistenza.

Perchè io amo gli uomini? Perchè loro non li amano più?

E’ evidente che qualcosa si è rotto, ma sono solo io cosciente o esistono alri come me?

La storia di Mark è il germe di tale orrore, ciò che ai giorni nostri si vive si è incubato in quel corpo senza anima, in quell’uomo.

Scriverò ancora in seguito di lui per completare il quadro, ho captato recentemente che la prima manifestazione è avvenuta e ha come protagonista una bambina, questa volta non hanno avuto pietà, il loro quadro dell’orrore è stato scritto su un di un anima innocente, questo testimonia che la lotta sarà più dura di quel che sembra e che l’equilibrio tra bene e male si è rotto.

In una visione li vidi nascere, si generavano dal nulla, con animo minaccioso mi sfidavano, sanno che li stavo guardando perchè noi vediamo ciò che ci interessa, viviamo in un millesimo di secondo una vita e questa visione ha accavallato l’angoscia di milioni di abitanti del vostro mondo.

Il mio nemico è come me, si conosce, si sente forte, muta per sfidarmi. Ho impressa la nascita della più piccola che sarà contrastata dalla volontà di chi sta sopra di noi, come una pianta spinosa e ribelle viene potata dal giardiniere, io lotterò per lui, perchè lui crede e ama come me gli uomini.

E’ bene che cominci a studiarli, sono solo in questa battaglia, ma osservando dentro il loro animo mi accorgo che sanno che non sono l’unico, c’è qualcun’altro come me?

Se li incontrerò ci sosterremo ma forse è giusto che ognuno di noi lotti all’oscuro dell’altro, perchè in questa solitudine sta la nostra forza.

Dalla visione della loro nascita mi teletrasportai aldilà dei fili sottili di una vita. Due sorelle, la maggiore ormai matura, legate ancora di più dal vuoto incolmabile che hanno lasciato i loro genitori, morendo anni fa in un incidente stradale.

La forza della più grande è un filo sottile e traballante che si regge solo sull’appiglio del dovere e della responabilità, lei possiede un animo fagile lacerato dal dolore lasciato li a macire da anni e avallato da mille doveri.

L’amore di questa giovane è visibile, ciò a cui lei tiene maggiormente è l’incolumità della sorella, loro hanno agito puntando uno spillo contro questo suo tallone d’achille, e da qui comincia il loro terrore, vittime di una battaglia ancestrale che si ripercuote all’infinito, la loro arma sfoderata verso di me.

Se annientassi queste forze forse la bimba riuscirebbe a guarire da questo male incurabile.

Io le vidi in un giorno di primavera, andavano a coltivare il terreno che la madre e il padre gli avevano lasciato, erano in macchina con la zia, una Fiat cinquecento del 1966, entrambe si sedettero dietro lasciando il posto anteriore vuoto, sorridevano per il fatto che la zia dava l’impressione di un’autista donna.

La donna con i suoi grandissimi occhi scuri è molto solare, di carnagione molto chiara, ama le nipoti.

Insieme cantavano le canzoni del cartoni animati, che la più grande conosceva, la piccola solo le più recenti. L’immagine di una giornata di primavera fu turbata da qualcosa che evidentemente lacerava l’omeostasi della terra.

Un pupazzetto era stato lasciato a terra proprio nel luogo dove le donne sostarono con la macchina, la mia impotenza e il mio martirio è quello di non poter interaggire con i fatti del mondo, posso solo leggere negli animi, sentire il loro dolore, capirli, piangere con loro, posso solo calpire i miei nemici e quando questi si manifestano aspettandoli, ma questa volta hanno trovato un arma silenziosa che impedisce i miei colpi.

Non posso però permettere che tutto questo vada avanti incontrastato.

Speravo che la bimba di 10 anni appena possa trovare quel giocattolo brutto e non lo tocchi, ma loro conoscono bene le vittime. Quel pelusce aveva cucite le mani in bocca, era insolito e inquietante, speravo che possa avertire in qualche modo la bimba un senso di pericolo, ma lei si chino’ e mentre la sorella e la zia coltivavano le piantine lei lo prese.

Da lì si trasformò la sua mente, su invasa da una voglia sfrenata di mangiarsi le mani… E così fece sotto gli occhi terrorizzati della zia e della sorella.

Lì la più grande tirò un grido e corse via lancindo il sacchetto bianco, candido, con le piantine da trapiantare. La sua fu una corsa repressa da anni, si allontanò da un evidente problema che lei stessa si sentì incapace di domare. Sua sorella sembrava preda di qualcosa, non ragionava più, nessun essere umano è capace di un geto tale, solo chi possiede un’invalidità mentale è capace di un gesto simile e lei non accettava che la sorella improvvisamente, così come un fulmine in piena luce, ne fosse vittima.

Lì misi il mio orecchio nel suo cuore e vidi un turbine di emozioni, la paragono a un cavallo paventato che galoppava in preda al terrore incosciente di dove questo la possa portare.

Sicuramente il filo sottile questa volta si era rotto, ciò che aveva visto non poteva contrastarlo, la zia sicuramente più grande di lei avrebbe saputo come gestire il problema, lei no, non sopportava quell’immagine di sua sorella che masticava le sue dita.

L’immagine a cui ha assistito intonita e terrorizzata fu manifestazione di un qualcosa di più grande che non poteva esorcizzare e così impotente, non riusciva a accettare una possibile malattia o uno stato improvviso che ha colpito la sorella perchè il terrore del male si è abisato e circondato col terrore di accettare questa nuova piaga, come quando improvvisamente i suoi genitori sono spariti.

Mai la bambina ha avuto un cedimento, era una bimba normale, allegra e anche più matura della sua età, molte volte senza che la maggiore lo facesse vedere traeva la sua forza dalla piccola, adesso era sola più che mai a combattere contro il demone di sua sorella, per il suo bene.

Se l’abbandoni tu? Chi la salva?

Un sussurrò, fu evidente, non mi sentì.

Entrò nello tudio dove lvorava come infermiera, era il suo giorno libero, il suo collega vedendola si preoccupò, era un ragazzo alto, molto, con i capelli nerissimi, stava fasciando una bambina.

Potti vedere che nell’nimo della ragazza quell’immagina suscitò tristezza e dolore, chi poteva curare le ferite che si era procurata la sorella meglio di lei.

Che sciocca che era stata.

La bambina era andata a cercarla, raggiunse lo studio con la zia, anche per approfittare delle cure degli infermieri, la zia era sicura qualcosa aveva turbato la mente della bambina e dovevano contrastare quelle crisi con tutte le loro forze.

Corse lei verso la sorella e la strinze forte, le promise che non succedeva più.

Nella sala una bambina possedeva un portachiave con le mani cucite, la bimba lo scorse e rise sadicamente in segreto.

Io conosco il problema ma non posso farmi sentire, starò a osservare i fatti sperando che loro stesse trovino la forza per non abbandonarsi al maligno.

“Signore posso sapere perchè si trova qui?”

Sentì una voce… qualcuno mi vede?

Io scrivo di lui perché credo ancora negli uomini,

qualcuno si salverà leggendo.

Si narra una leggenda, dimenticata da molti, che danza viva nelle menti delle persone che l’hanno conosciuta. Molti temono il parlarne, ma presto questo fuoco silenzioso si spegnerà negli animi e forse riaffiorerà nel reale, il modo peggiore per cui l’umanità tornerà’ a conoscerci.

 Si dice che un giovane ha sprecato la sua vita quando un giorno conobbe un tizio misterioso, lui lo toccò sulla spalla e da li’ inizio’ tutto.

 Mark era uno scrittore non molto famoso, ma promettente di Londra. Lui e tre suoi amici gestivano un settimanale dove intrattenevano con le loro storie i cittadini londinesi.

 Ciò che per Mark era divertimento era giudicato dagli altri spaventoso, lui amava terrorizzare i suoi lettori, si divertiva. La sua scrittura era cupa, oscura, richiamava pensieri angoscianti e disegnava ambienti bui, i suoi personaggi erano prede della sua sadicità indomabile.

Eppure la sua scrittura piaceva a un gruppo di gente, anche se limitata. Non era il pubblico a invogliarlo a scrivere, ma una voglia strana, un qualcosa o qualcuno che gridava dentro e che aveva desiderio di manifestarsi.

Tutto quello che sto per raccontarvi nacque in una serata d’inverno, una belva sognata gli addentò le viscere la notte precedente e da lì iniziò la sua carriera e la sua voglia incontrollabile di scrivere.

 La fredda notte di quel giorno era lontanissimo dai nostri giorni, era quella di un novembre di fine ‘800. Mark stava per rientrare a casa, quando vide una luce accecante venire dall’angolo di una piccola strada che si congiungeva ad un vicolo cieco, la luce fluttuava giocherellando nella nebbia come se fosse un faro senza provenienza alcuna, poi sparì.

 Non era umano tutto questo, ma affascinante, sentiva dentro di se una voce che gli fremeva dentro, pulsava, come se conoscesse quella luce, la nostra luce e la temesse ma che fosse in un certo modo felice di averla rincontrata, qualcosa dentro di lui era al caldo, disprezzando.

 Tenebre e luce, lottano si abbracciano, fluttuano giocano e poi si equilibrano perché non c’è luna senza sole e non c’è notte senza giorno.

 Uno scontro infinito un’amore, un destino legato, nel reale, nella vita di ognuno, negli animi, luce senza notte non è luce come la notte senza la luce non è notte.

 Un giorno l’aquilibrio sarà l’uomo o si annienteranno entrambe per dar vita al giusto, questo si saprà presto.

Mark sentiva la natura della cosa… la sua essenza, non dubitava, per lui non era strano possedere qualcosa di nuovo e cambiare, come se lui avesse previsto da anni tutto, sapeva che qualcosa lo avrebbe abbracciato in futuro e se ne fosse nutrito.

 Ciò che quella sera accadde non era normale, quella strada non era illuminata qualcosa emise quella luce, o la possedeva, e dopo quando Mark si apprestò a controllare non c’era più niente, tenebre, nebbia, umida che pizzicava il suo spigoloso naso e una leggera brezza che muoveva ammassi di fumo e il suo lungo impermeabile nero.

 La notte ingoia le stelle e le spegne d una ad una come un serpente, penso’.

“spegnendole dici?” fu io allora a parlare.

 “O cercando colore Mark?”

 Un alito di vento soffiato dietro il suo orecchi destro gli portò una voce chiara e penetrante.

 Sorride compiaciuto, capì che ottenne ciò che aspettava da anni, mutò qualcosa in lui, se ne accorse ancora di più quando per sbaglio scorse la sua vicina Evelin che amoreggiava con un uomo giovane di media statura, con fisico atletico mostrava le sue gambe scoperte e si muoveva, ignorando occhi altrui, che si destavano dietro le robuste spalle di lui.

“La porca!” pensò, sorrise.

I due si appartavano nel cortile condominiale del palazzo dove vivevano, erano appoggiati sulla ringhiera di metallo della recinzione grigia e gelida, bagnata dall’umidità dell’aria.

 “La sputtanerei sbattendola come la sbatte lui, sull’articolo di domani, in prima pagina, altro che storielle inventate…”

 Un dolore lacerante intaccò il suo polso destro, come se uno scalpello gli penetrasse tra le cartilagini dell’articolazione, che si sgretolò, la sua mano si sollevava appena.

 Dolore lacerante, fitto e intenso, non riusciva più a muovere quel polso, sembrava che un pugile professionista invisibile gli avesse sgretolato le ossa, in un istante, stringendogli il polso.

Strano, ma affascinante tutto questo fu per lui, godeva il masochista di questo episodio così tanto che decise di sfidare il dolore appuntandosi tutto, la sua calligrafia risulto’ però quasi illeggibile.

Fu a un passo dallo svenire, penso’ di passare dal medico domani dopo il lavoro.

Sentì qualcosa che gli sfiorò appena le spalle, un alito di vento materializzato.

“Ti fermerò…” sussurrava.

Halloween 2011

Trabia, 14/10/2011

Ore 11.02

Mi sono strasferito nella mia vecchia casa di Trabia per sfuggire alle stupidate Halloweeniane dei miei amici, ritirato in solitudine in questo posto isolato sul mare, dove se ti avvicini alla scogliera senti l’acqua del mare sbattere contro queste e produrre uno strano rumore.

L’aria è umida, piena di ossigeno, senti aprire tutte le aree respiratorie e accogliere il profumo di salsedine che va’ alla testa!

L’acqua è limpida, sulla spiaggia sabbiosa c’è ancora qualche rifiuto dell’estate, abbandonato dai soliti incivili. Il mare è poco agitato, alla mia destra, mentre scrivo un signore pesca dalla spiaggia con una lenza. Meglio starmene qui tutto solo, non sopporto le storie stupide che narrano i miei di questo periodo, voglio evadere e voglio starmene nella mia razionalità.

Ore 21.45

Oggi pomeriggio sono sceso per fare una passeggiata sulla spiaggia, l’aria era umida, il cielo grigio annunciava la pioggia, cupi ammassi di nuvole si rincorrevano. Presto sarebbe scoppiato un temporale, e a giudicare dalla stagione, molto violento, così dopo un pò di minuti fù.

Erano le 18 circa quando mi apprestai a tornare, salendo per le scalette sentivo in lontananza un lamento, doveva essere il vento che forte soffiava tra gli alberi, ma il suono era molto simile alla voce di un umano.

Sorrisi, ecco da dove nascono tutte queste storie di fantasmi, dalla suggestione e dall’impressione. Adesso mi trovo a scrivere dopo aver mangiato un cena a base di pesce fresco, regalatomi dal pescatore di questa mattina. La casa è silenziosa e non avevo nient’altro da fare, tra poco leggerò un libro e andrò a letto. Notte.

“Questo diario è stato ritrovato sulla spiaggia tempo dopo, non si sa chi lo ha scritto. Oggi è il giorno di Halloween, io sono Samantha una archeologa subcquea che vive nel posto, mi piacerebbe cercare il proprietario dell’agenda, per restituirglielo ma non c’è scritto ne nome e ne indirizzo.”

La ragazza dai capelli rossi, smise quasi di parlare con un vecchio signore che pescava sulla spiaggia, qualcosa in lontananza nel quasi buio brillo’ in lontananza riflettendo la luce dei lampioni delle villette, si girò verso lo scintillio ma non percepì più nulla, tranne un’ombra che attraversava il viale, la casa era disabitata nessuno ci doveva essere lì a parte qualche curioso.

“Senta! Ma in quella casa, adesso ci sta gente?” Chiese al pescatore.

“Ci stava un ragazzo, probabilmente è il proprietario dell’agenda, ci vada e provi a vedere se è suo.”

“Ok, lo farò prima di andare.” Disse la ragazza poco intimorita e preoccupata. “Stia tranquilla, chiunque sia non le farà del male.” La rincuorò il vecchio signore, la ragazza era persa nei suoi dubbi e pensieri e quando si girò verso di lui non lo vide più. “Strano!” disse.

Arrivata verso il cancello scuro e consumato dalla salsedine, vide che era socchiuso, entro’ titubante chiamando qualcuno ma non si avvicinò nessuno o diede voce.

Era titubante, ogni passo la spingeva dentro la villa contro la sua volontà ma non riusciva a fermarsi, qualcosa la chiamava dentro.

Arrivò alla porta, anche questa socchiusa, probabilmente qualcuno l’aveva sentita e le aveva aperto. “Prego!” Sentì una voce dall’interno, si rassicuro’, era così.

Percorse il corridoio intimorita davanti a lei un orologio a pendolo segnava le 19:00.

“Salve!”

Due occhi azzurri e grandi la fissarono.

“Lei mi stava aspettando?”

“Forse.” disse lui, “Lei possiede qualcosa di mio.”

“Mi ha sentita?… da quella distanza?”

Lo sguardo della ragazza manifestava l’impossibilità del poter aver sentito ciò che lei e il vecchio quindici minuti prima si stavano dicendo.

“Bè signorina c’è chi come lei arriva senza farsi sentire.”

Qualcosa la avvolse, e mentre nella sua mente litigavano mille immagini senza ragione, tutto si spense.

Frutto della mia fantasia…

Torno…

Non posso non raccontarvi ciò che mi è accaduto stasera. Penso che ognuno più o meno abbiamo dei legami con determinate persone, oggetti, oppure altre entità. Il mio credo che sia molto particolare, molte volte mi è capitato di sognarlo, lui un bel ragazzone alto, con capelli lisci lunghissimi, lo sogno come se fossi io, di solito mi trovo in un bosco a passeggiare oppure fluttuo nell’aria, come quando ho sognato quel sogno avvenuto durante lo tsunami del Giappone, su cui ho potuto vedere un video che mi ha fatto accapponare la pelle…

Dove c’è qualcosa che fluttua veloce molto simile al “Sesshomaru” di Inuyasha che lo lego al mio spirito perchè lo ricorda tantissimo.

Fin da bambino ho sempre pensato che noi umani siamo ispirati da entità che arrivano da altri mondi e che in altra dimensione ci sussurrano avvicinandosi a noi ciò che vogliono che noi raccontiamo.

So che tutto questo è assurdo ma molte cose successe nel corso della ma vita mi hanno fatto vedere che noi uomini siamo legati a loro e loro a noi con fili molto sottili.

Il mio spirito, sarà morto, lui sento che amava a vita tanto che si fa presente spesso, mi ispira, mi da forza, mi consiglia, e a volte mi dice ciò che sta per succedermi soprattutto mi prepara a ciò che di brutto sta per toccarmi.

Io non so come lui si chiama in realtà, ma per me è Sesshomaru non che sia il personaggio di un manga ma un essere molto simile a lui.

Ciò che mi è successo stasera sa dell’incredibile, immaginai lui stesso, non so perchè, pensavo, si slegava i nodi dei capelli con e mani, ma uno non riusciva a districarlo. Che immagine insolita!

Improvvisamente mi sentì che nello stesso punto io avevo qualosa di annodato, anche se io ho i capelli cortissimi, tagliati da poco.

Mi toccai la testa e sfiorai qualcosa che arrivato alla fine staccai dalla mia cute, era un capello lunghissimo e argentato. Adesso è qui e mi guarda… il capello, è un segno?

Sto passando un momento un pò burrascoso e probabilmente mi dice che è con me, carico la foto che ho fatto ma la qualità è pessima. E’ così particolare che non sembra quasi umano…

Oddio… è qui… mi sono sentito sussurare qualcosa all’orecchio e il mio telefonino touch screen ha illuminato lo schermo solo come se qualcosa lo avesse toccato.

In giorno di sole io e i miei compagni delle superiori del quarto anno dell’istituto tecnico commerciale nel giorno di S. Valentino abbiamo deciso di “Buttarcela”, termine siciliano, ovvero, di marinare la scuola per andare in giro.
Abbiamo però pensato di fare qualcosa di istruttivo, visitare una villa, la prescelta fu quella del principe Ferdinando Gravina, villa Palagonia.

Abbiamo fatto il biglietto e siamo così entrati, ignari di quello che ci stava per accadere.
E’ una villa bellissima ed inquietante, chiamata anche Villa dei mostri.

Dopo aver visitato il giardino, siamo saliti nel palazzo per vedere la sala degli specchi. Siamo stati attirati dal balcone che stava sulla destra e siccome la porta era aperta e “Ben fissata a terra, con una sicura”, siamo entrati.
Siamo stati circa un quarto d’ora a fissare il bellissimo giardino dal balcone, ma poi una strana sensazione mi ha messo sull’attenti!
Mi voltai verso la porta che era l’unica entrata che dava sul balcone e ho visto una strana figura togliere la sicura della porta e chiuderela da dentro, questa si richiuse e fece un botto incredibile, susseguito dal rumore del ferro che si incastrò bloccandola. In quel momento anche gli altri si voltarono verso la porta.
Pensai che era il custode, io avevo visto qualcuno, lo chiamai per dirgli che noi eravamo lì dentro, ma comunque era logico che ci vedesse, una grande vetrata mostava l’interno della stanza principale dove vidi prima qualcuno passare.
Lo avrà fatto apposta pensai, corsi verso la porta era bloccaa, chiusa da dentro, mi girai verso gli altri e vidi il volto sconvolto di una mia amica che fissava la porta e diceva: “Ma si è sganciata e si è richiusa da sola!“. Non ero stato l’unico a sentirla.
Tutti avevano sentito il rumore prodotto dalla porta e dal ferro che era agganciato a terra. Il ferro era stato sganciato, e sentimmo anche il cigolare della porta e il secondo rumore che ha fatto il ferro richiudendosi. E’ successo tutto improvvisamente, in un istante, il tempo di due respiri al massimo!

Io in preda alla rabbia dissi che avevo visto qualcuno chiuderla, ma la mia compagna ed altri che si erano girati dopo aver sentito il rumore, ribbattevano che avevano visto la porta chiudersi ma non avevano visto nessuno che lo aveva fatto.

Gli altri erano rimasti terrorizzati, io mi dimenavo e cercavo di aprire quella porta che era chiusa e sbarrata da dentro.
Siamo stati un’ora e mezza a gridare per chiamare il cudode e farci aprire, ma lui era nel suo ufficio, lontano da lì e poi eravamo gli unici visitatori.

Pensai di scavalcare il balcone e saltare di sotto per poi andare ad aprire, ma i miei compagni mi trattenevano, perchè pensavano che mi facessi male.
Dopo quest’ora e mezza passata così, a dimenarci e chiamare, una signora che abitava di sotto, nella villa, ci ha sentiti e ci è venuta ad aprire, dicendoci poi che il vecchio padrone della villa, il principe Don Ferdinando Gravina, spesso faceva questi scherzi ai visitatori.

Don ferdinado Gravina era il principe che nel 1715 ha fatto costruire la villa, un burlone fantasma ancora abitante segreto dell’antica dimora.

Aria di morte

Salve, è un pò di tempo che non scrivo, per via di impegni di vario genere, ma non posso non trovare adesso qualche minuto per raccontarvi di ieri.

Ieri era venerdì 17 giugno, il giorno magico per chi compie riti satanici o pratica la magia nera. Vorrei raccontarvi un sogno fatto ieri notte, dopo che mi sono svegliato sentendo delle strane presenze astrali nella mia camera.

Astrali? Si penso che erano le proiezioni di qualcuno in vita che si diverte a pensarmi, o che io in qualche modo avverto il suo spirito che mi è vicino e sento che sta compiendo qualcosa di macabro.

L’aria che respiravo ieri notte posso definirlo come un soffio di morte, il contrario del soffio di vita che da lo spirito santo nel giorno della Pentecoste, domenica scorsa appunto.

Da qui in una notte così calda e quasi afosa, con le zanzare che ho tra l’altro sterminato a sberle, sono stato turbato da qualcosa, sentivo come se avessi attorno qualcosa di orrendo, come se mi volessero fare un maleficio, tanto fu il mio presagio agghiacciante, soffiava un’aria fredda e umida dentro la mia stanza, posso giurarlo e il nero del buio quando mi sono svegliato, delineava tratti sfumati di grigio di uomini e donne dannate, potevo sentirle come delle presenze che invocavano aiuto, accanto a me c’era qualcuno, non dico chi per privacy, che dormiva, ammetto che la toccai per costatare se fosse viva, la mia impressione fu quella di toccare una pietra senza vita gelida e ferma. Pensai che fosse morta, ma non lo era. “Impossibile!” siccome io vivo di presagi, sogni, segni particolari, prima di dare scontato qualcosa faccio un’analisi di tutto. Andai in bagno e pensai di svegliarla, ma non volevo perchè qualcosa dentro me mi diceva che era viva e che l’aria di morte che soffiava dentro la mia camera era un’illusione.

Uscì dal bagno, raggiunsi la camera da letto e la fissai, mosse le gambe. “Era viva!”

Non mi stranizzai come di solito faccio esclamando: “Bah! Che pensieri strani che mi faccio!” Perchè talmente era forte questa pestilenza che non mi stupi’.

Mi addormentai subito dopo, non ricordo quanto tempo trascorse o cosa pensai prima di cadere tra le braccia di morfeo.

Mi svegliai in sogno, nella mia vecchia casa dove abitavo da giovanissimo con i miei genitori. Sognavamo di allestire il piano superiore che però non venne più costruito da noi, anni fa’ vendei la casa e adesso i nuovi padroni lo costruirono di propria tasca.

Invece nel sogno sognai che erano stati mia madre e mio padre a farlo, e che sopra di questo c’era un’ampia terrazza con una stanza e una verandina. Io giravo nel sogno scrutando le stanze ma non avvertivo nessun senso particolare, tanto che non potevo immaginarmi cosa accadde quando salimmo al penultimo piano.

Nel sogno pensai che fosse strano il fatto che, essendo la casa piccola, ci fossero due bagni enormi e che un letto matrimoniale stasse in uno di questi dove c’era a lato una vasca-doccia, ma nessun water o lavandino. Nel letto dormiva una donna, zia di una mia amica, morta poco tempo fa. I miei mi dissero che covevo dormire con lei, che in sogno era molto più giovane. Mi stranizzai, da li l’atmosfera della casa in sogno cambiò, divenne spettrale. Ancor più quando mio padre mi disse che dovevao salire al piano di sopra, ma che improvvisamente qualcuno che non vedevo ma sentivo si mise a cantare, con voce forte e torno basso una melodia orranda, simile a una marcia.

Qui, mio padre scoprì le coperte dove dovevo dormire e vidi due protesi, di due gambe, che collegai a lui, siccome morì per via di un incidente stradale legai la sua presenza al fatto che si potè salvare, ma lui stava sulle sue gambe, le protesi invece erano posizionate lì dove dovevo stendermi io.

La musica proseguiva. Capì che là su’ accadeva qualcosa che non potevo vedere, qualche rito, e che quella era una sacerdotessa che volendoci spaventare, ci teneva lontani. Allora mi misi in sogno a pregare, ma non basto’ la sacerdotessa e le sue seguaci che eseguivano un coro, non smettevano anzi diventava la musica sempre più ritmata e il tono minaccioso. Ripetavano una frase di poche parole che ho rimosso.

Finì il sogno che mi misi a suonare col telefonino la melodia dell’Ave Maria, ma le voci di queste predominavano tanto che mi svegliai e vidi che non riusci’ a contrastarle. Però prima mi accorsi che nel sogno sulle scale c’era qualcosa… mi svegliai.

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